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25 APRILE - Discorso del Sindaco.

25 APRILE - Discorso del Sindaco.
30/04/2013

stemma comunaleCOMUNE DI VILLA D’ALME’

FESTA DELLA LIBERAZIONE 25 APRILE 2013

Un cordiale saluto alle autorità civili, militari e religiose, agli aderenti alle associazioni e a tutti i cittadini oggi convenuti per celebrare il 68° anniversario della Festa della liberazione e della Resistenza.

Ci si potrebbe chiedere che significato abbia, oggi, celebrare avvenimenti tanto lontani nel tempo e dalle problematiche concrete della gente, in un periodo storico dove l’intera Nazione sta attraversando anni drammatici, dove ciò che è stato conquistato a duro prezzo sembra svanito e più che di “celebrazioni” si sente il bisogno di “rivendicazioni”.

Si rivendica il diritto al lavoro perché lo dice la Costituzione Italiana. Art 1: “l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Art 4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.

Si rivendica la pari dignità sociale e l’eguaglianza davanti alla legge, una giustizia equa e imparziale.

Si rivendica una tutela sociale per i più deboli, per gli inabili, anch’essa garantita dalla nostra Costituzione. (art. 38)

Come si conciliano questi principi con la disoccupazione dilagante, con la precarietà del lavoro giovanile, con una giustizia farraginosa, forte con i deboli e debole con i forti, come si tutelano oggi le categorie sociali più fragili (anziani, disabili) avendo smantellato negli ultimi anni il sistema del welfare nazionale?

La Costituzione Italiana, nata dopo la Liberazione e la Resistenza, per la quale molti hanno combattuto e dato la vita, sembra essere diventato un libro dei sogni e come tale irrealizzabile; il Paese annaspa, stretto nella morsa di una pesantissima crisi economica e da una corruzione che pone l’Italia ai primi posti nelle statistiche mondiali. Il sistema politico, ripiegato su sé stesso e suoi propri privilegi, si e dimostrato inetto, non all’altezza di affrontare i problemi reali del Paese.

Abbiamo recentemente assistito all’ennesimo indecoroso spettacolo della classe politica che, lungi dal pensare all’interesse della Nazione, si è dimostrata incapace di gestire anche la fase post elettorale, pur delicata e difficile per il risultato delle urne.

Una classe politica da una parte bloccata da un immobilismo preconcetto e incomprensibile e dall’altra da strategie che si sono dimostrate fallimentari.

Gli ultimi Governi, alle prese con una spesa pubblica fuori controllo e un’economia in recessione, sembrano aver perso la bussola dell’equità e fanno cadere la mannaia delle tasse e dei vincoli sia sui privati che sugli Enti pubblici, senza distinguere i buoni dai cattivi.

Anche l’Europa, fin’ora più attenta alle politiche economiche e finanziarie, che ad un progetto politico di lungo respiro, sta camminando a velocità diverse e fatica a darsi regole condivise e solidali.

In questa Italia ferita non manca il coraggio di chi resiste e lotta ogni giorno: sono le famiglie che con spirito solidale si sostengono tra generazioni e credono nella vita, nonostante tutto, gli imprenditori che, con grande fatica, non si arrendono allo sfascio, sono i giovani che resistono alla precarietà, i volontari che si impegnano per il bene delle proprie comunità; ma la corda è troppo tesa, la povertà avanza anche nel ceto medio e le troppe incertezze rendono il clima collettivo pesante e preoccupante.

Abbiamo bisogno di segnali positivi, invochiamo segnali positivi, che ridonino fiducia alla gente, semplifichino la nostra vita quotidiana, facciano ripartire l’economia e tutto il mondo del lavoro, ridiano dignità alle persone, energia e forza al mondo imprenditoriale; abbiamo bisogno del sostegno di una classe dirigente che pensi al bene collettivo, di sentirci uniti nei momenti duri dandoci l’un l’altro una mano.

Ecco allora che, nella situazione attuale, i termini Liberazione e Resistenza che hanno caratterizzato l’ultima guerra, assumono nuovi significati. Liberazione non da un nemico, non dalla guerra, bensì dall’individualismo e intolleranza, dall’apatia e rassegnazione, dalla disonestà, dai comportamenti inaccettabili che sono diventati brodo di cultura di una società superficiale.

Dobbiamo Resistere: alla corruzione, alla tentazione di prevalere sugli altri, di deresponsabilizzarci anche come singoli individui, di chiuderci in noi stessi, di perdere la fiducia in un futuro che non può e non deve essere privo di speranza e di prospettive positive.

Se ci arrendessimo di fronte alle difficoltà renderemmo vano il sacrificio di tanti uomini e donne che con coraggio hanno affrontato i periodi più bui della storia e dato la loro vita per consegnarci un’Italia libera, democratica e unita. Tocca a noi onorarne la memoria e raccogliere il testimone per promuovere e alimentare un sistema giusto ed equo che ci renda tutti uguali in diritti e dignità.

VIVA L’ITALIA LIBERA ED ONESTA!

Giuseppina Pigolotti

Sindaco